Curiosità,  Reportage

Le birre artigianali a km zero

Crescono in Liguria le birre artigianali a chilometri zero, prodotte con luppolo, malto e acque interamente locali. Un primo prodotto è quello realizzato su un progetto del Cersaa di Albenga, il Centro di Sperimentazione e Ricerca Agricola della Camera di Commercio di Savona, incentrato sullo studio della coltivazione del luppolo.

Il progetto è nato nel 2012 con la coltivazione sperimentale di luppolo autoctono in Val Bormida (Savona) e con la sua utilizzazione per produrre birra artigianale. Nell’ultima fase del progetto sono stati proposti assaggi alla cieca, a specialisti e non, di 10 birre prodotte con altrettanti diversi tipi di luppolo coltivati nella zona della Val Bormida. Di queste, solo due hanno superato i test di degustazione, e la produzione si è concentrata sui due tipi di luppolo dal quale erano state ottenute le birre valutate positivamente. Oltre al luppolo c’è stata anche la semina di orzo distico, nell’area dell’Abbazia di Santo Stefano a Millesimo, per ottenere il malto da utilizzare nella produzione di birra artigianale, prodotta al birrificio Scarampola di Millesimo. Da qui è nata la prima birra artigianale interamente locale, Orizzonti. Un secondo progetto, premiato alla prima edizione di ReStartApp, incubatore d’impresa per il rilancio dell’economia appenninica, è quella di Giorgio Masio che a Sassello (Savona) con la sua Altavia produce birra a chilometrizero e al 100% italiana, ricavata da produzioni autoctone del territorio savonese curando l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla coltivazione e lavorazione di luppoli e cereali fino alla birrificazione e alla distribuzione.

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