Reportage

L'acqua che mangiamo

Il World Water Day, promosso ogni anno in primavera, è l’occasione per parlare della risorsa più preziosa del pianeta, l’acqua. Ma pochi sanno cosa sia l’acqua virtuale, la risorsa consumata per produrre qualsiasi prodotto

Acqua virtuale nei cibi
Il nostro pianeta dispone di circa 1,4 miliardi di km d’acqua. Soltanto lo 0,001% di questo bacino viene utilizzato dall’uomo.

A Rio De Janeiro nel corso del Summit del 2012 si è consacrato il ruolo centrale dell’acqua per qualunque attività umana e nei prossimi 40 anni affronteremo un’intensificazione della scarsità delle risorse naturali, acqua soprattutto, mai sperimentata in precedenza. Il principale fattore è sicuramente l’aumento demografico e la produzione di cibo che richiederà il maggior consumo di acqua. “il mondo ha sete perché ha fame”, questo slogan che la FAO ha coniato per al giornata mondiale dell’acqua comunica con chiarezza l’intimo legame esistente tra consumo idrico (attraverso il processo di traspirazione delle culture) e la produzione di cibo(attraverso il processo foto sintetico delle piante). Molti non sanno quanto ridurrebbero il consumo idrico, attraverso una modifica delle abitudini alimentari con una dieta equilibrata e a bassa domanda idrica.
La maggior parte dell’acqua che consumiamo è quella che mangiamo, cioè quella contenuta anche in maniera non visibile, in qualsiasi cibo che arriva sulla nostra tavola dopo aver passato tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. Qualche esempio? In una tazzina da caffè si nascondono 140 litri di acqua, 135 in un uovo, 2400 in un hamburger, vediamo dunque che il consumo idrico impenna nei cibi di origine animale. Il concetto di acqua virtuale è quindi fondamentale non solo per comprendere la nostra dipendenza dai sistemi idrologici, ma serve per capire l’impatto che le nostre vite, attività e scelte giornaliere possono avere sull’ambiente.
acquaAcqua blu e acqua verde
L’acqua che arriva sotto forma di cibo sulle nostre tavole non è tutta uguale, ma si divide in due categorie acqua “blu” e acqua “verde” .
[highlight color=”blue”]L’acqua blu[/highlight] è quella di superficie dei fiumi e dei laghi, o che proviene dal sottosuolo (falde sotterranee)ed è di facile accesso e trasporto; può essere misurata, conservata in dighe, pompata nelle reti idriche e a livello mondiale il 70% di questa acqua è destinata all’agricoltura.
[highlight color=”green”]Per acqua “verde”[/highlight] si intende invece l’acqua piovana o nevosa che cade al suolo, ma che non arriva a diventare acqua blu, cioè non arriva né alla falda, né in un fiume, né lago o ghiacciaio. Queste precipitazioni finiscono per evaporare o per essere traspirate attraverso le piante. Si trova nel corpo della pianta, nella naturale umidità del suolo, evapora naturalmente dalle piante durante il loro ciclo di vita e non si può trasportare. L’acqua verde ha un ruolo fondamentale per la produzione mondiale di cibo permettendo la crescita delle colture e la crescita della vegetazione e preservazione delle biodiversità. Malgrado sia completamente invisibile ai nostri occhi, a differenza dell’acqua blu, rappresenta l’84% dell’acqua utilizzata in agricoltura e il suo utilizza esercita un impatto meno invasivo sugli equilibri ambientali. In un’analisi di tipo economico, il costo dell’acqua verde sarà inoltre molto basso, in alcuni casi quasi nullo poiché non può essere impiegata in altri settori. In Italia la quantità annuale di acqua blu pro capite ammonta a 982 metri cubi pari al 61% della disponibilità idrica totale, quella invece di acqua verde a 632 metri cubi pari al 39%.
[highlight color=”yellow”](Fonte: L’acqua che mangiamo – a cura di Marta Antonelli e Francesca Greco – Edizioni Ambiente)[/highlight]

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